mercoledì 19 luglio 2017

Rinunce? No, grazie!

Caro Diario,
  non so rinunciare.

  Da anni, eoni, decenni (ebbene, sì, a 40+ posso dirlo) sono sicura di una cosa: io non rinuncio.
  Non rinuncio alla vita in città, non rinuncio agli studi all'estero, non rinuncio al mio primo amore-lavoro, non rinuncio a mille nuovi corsi interessanti.
  Io non so rinunciare: so scegliere.

  Scelgo di non fare tutte quelle cose perché, in fondo, non mi va di farle.
  Non rinuncio mai a nulla e mai potrò dare colpa al caso, ad alcuno, ad alcunché: scelgo sempre con conscienza di agire o non agire.

sorrisoa365giorni-scegliere

mercoledì 5 luglio 2017

Un mese di libri (moltiplicato due): maggio e giugno, che confusione!

Caro Diario,
  ben ritrovato. 
  Vorrei scriverti che in questi ultimi mesi mi arrampico sulla vetta più alta del mondo, mi tuffo negli abissi più profondi, conosco mondi lontani e parlo mille lingue. 
  In realtà lavoro. Qualcuno di mia non-conoscenza direbbe: "Banale".

  Lavoro troppo, per i miei gusti, e le mie letture ne risentono: confuse, senza un filo conduttore, sparpagliate e pure un poco arruncigliate.

sorrisoa365giorni-unmesedilibri-maggio-giugno

  Inizio con Una visita guidata e L'imbarazzo della scelta di Alan Bennett, autore che adoro. Scrive di quadri, del suo rapporto con l'arte e dei suoi preferiti. Con il solito umorismo sottile con cui descrive, altrove, la signora del furgone che viveva nel suo giardino. Fa venir voglia di guardarli dal vivo, quei quadri, e di fare un giro di contemplazione in una galleria.

  Invece vado In Asia con Tiziano Terzani. Laos, Cambogia, Vietnam, Cina, Corea, Filippine, Giappone, isola di Sakhalin, Birmania, Pakistan, India, Sri Lanka, Tibet. La fetta di storia di un continente: mi piace scoprire gli avvenimenti di un passato recente per paragonarli a ciò che accade oggi. Ci si dimentica in fretta che cosa eravamo.

  Ho bisogno di qualcosa di leggero, ma non troppo. Mi affido a La signora dei funerali di Madeleine Wickham (alias Sophie Kinsella). Mi piace, perché il lieto fine è una possibilità, una porta aperta sul cambiamento. In generale, una lettura che scorre tranquilla, senza i batticuori né i nervosismi tipici di sua "cugina" Becky Bloomwood.

  Due intervalli rassicuranti e molto gustosi di Agatha Christie - Addio, Miss Marple e La morte nel villaggio - prima e dopo un libro tosto e denso: Donna alla finestra di Catherine Dunne. Un'altra storia familiare, ricca di mille risvolti, dolori, ripercussioni, vendette - come solo la realtà sa essere. È da qualche anno che non lo rileggo, come gli altri suoi libri - con l'eccezione di La metà di niente e L'amore o quasi - non si concludono con un sospiro di sollievo: sono indagini oggettive di relazioni affettive, condotte con attenzione e bravura. Lei è una delle mie autrici preferite. 

  Leggo tanti altri libri: li inizio convinta, poi li metto da parte. Non ho più segnalibri, son tutti sparsi tra le pagine in attesa! Li finirò? Non lo so... 

giovedì 11 maggio 2017

Un mese di libri, aprile mitico

Caro Diario,
  aprile segna l'inizio di un periodo intenso e stancante.
  Per questo mi butto sui libri e la prima cosa che faccio ogni giorno è identica all'ultima cosa che faccio ogni giorno: leggo. Per fortuna lascio il libro di turno sul comodino, altrimenti al lavoro sarei  di continuo tentata.

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  Inizio e finisco La signora di Avalon di Mary Zimmer Bradley. È un libro ponte, tra Le querce di Albion e Le nebbie di Avalon, e non mi fa impazzire. Leggo quasi tutti i suoi libri e, tra tutti, mi piace davvero solo uno: La torcia. Mi annoiano lo stile, la monotonia (alla fin fine, scrive sempre delle stesse cose), il pessimismo, la triste traduzione; eppure, ogni tanto la leggo. Forse per i mondi che evoca? Può darsi. Ma aspetterò un po' prima di leggere l'ultimo libro della trilogia.

  Dopo tanti anni d'attesa, infine eccolo: L'epopea di Gilgamesh a cura di Nancy Katharine Sandars. L'autrice è un'archeologa preistorica e in questo piccolo librino racchiude anni di ricerche, scoperte, interpretazioni, sogni e poesia. Narra la storia del più antico eroe conosciuto, Gilgamesh, re di Uruk "che conobbe i paesi del mondo", per due terzi dio e un terzo uomo. Gilgamesh, esuberante e pieno di vita, teme solo una cosa: la morte. Perciò vaga fino ai confini del mondo per scoprire il segreto dell'immortalità. Ma l'immortalità è una prerogativa divina, gli dicono, e a Gilgamesh non resta che tornare a casa sconfitto, con meno esuberanza e più saggezza. Ora sa che lo scopo di ogni persona è fare ciò per cui si è nati, nel miglior modo possibile.
Quanta verità! I Sumeri ne sapevano più di noi.

  Mi prestano i libri del ciclo Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo di Rick Riordan e con somma felicità mi ci tuffo. Sono libri per ragazzi curati in ogni dettaglio: belle trame, bei personaggi, bel coinvolgimento, bei titoli (stravedo per i titoli dei capitoli!), bello tutto. Complimenti all'autore (e al curatore) per l'ottima idea di unire due passioni (la mitologia e la scrittura) e tanto divertimento.

mercoledì 26 aprile 2017

Che visione monoculare!

Caro  Diario,
  il momento è giunto.
  Sono miopissima con una spruzzata di astigmatismo da sempre. Da sempre credo che da anziana la mia miopia rallenterà di pari passo con l'accelerata della presbiopia. In poche parole, il corto s'allungherà e vedrò finalmente bene. Ridendo come una matta e facendomi beffe degli altri anziani dalle braccia troppo brevi.
  Balle. Sono solo leggende metropolitane.

  Tanto per iniziare a 40+ non sono anziana. Sono un'ex QQ, fiera e (quasi) rassegnata.
  Per continuare, la presbiopia avanza, ma la miopia non indietreggia.
  Infine, mentre leggo mi sorprendo in gesti odiosi: aggrottare la fronte e allungare le braccia oppure sollevare gli occhiali e accorciare le braccia. Odiosi, odiosissimi.

  Così corro trafelata dall'oculista e dall'ottico (inseparabili consiglieri di una vita intera) e pongo la fatidica domanda: "E ora che cosa faccio?"

  "Occhiali da vista con lente graduate?"
  "No, grazie. Soffro il mal di mare."
  "Lenti a contatto graduate?"
  "Per carità! Istigazione al doppio mento."
  "Lenti a contatto da miope e occhiali da presbite?"
  "Mi rifiuto. Sono giovane. Gli occhiali da presbite mai."
  "..."
  "..."
  "Ci sarebbe..."
  "Che cosa? Mi dica! Non mi tenga sulle spine!"
  "Ci sarebbe la visione monoculare."
  "Ah!"

sorrisoa365giorni-visione-monoculare

  E così è. Da un paio di settimane uso una lente a contatto per veder bene da lontano e una per veder bene da vicino. Uso l'occhio con la lente che corregge la presbiopia per vedere da vicino e l'occhio con la lente che corregge la miopia per vedere da lontano. Non so quale sia l'uno e quale l'altro: il segreto sta nel farlo con spontaneità, senza pensarci.

  Funziona? Forse sì. Son talmente abituata a veder spesso male (gli occhiali si sporcano-appannano-graffiano, le lenti si seccano-opacizzano) e poco benissimo, da non capire se funziona.
  Però m'è sparito il doppio mento, i gomiti son rilassati, la fronte liscia e le parole-mirmidoni indecifrabili.
  Quindi, sì, pare che funzioni.
sorrisoa365giorni-tuttobene
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